Un gol pesantissimo all'esordio. L'impatto di Flavio Bianchi con la maglia del Bari è di quelli che non passano inosservati: arrivato in estate dall'Empoli come colpo dell'attacco biancorosso, il bomber si è presentato al San Nicola nel migliore dei modi, decidendo il derby con il Casarano da subentrato. Proviamo a raccontare cosa sta dando — e cosa può ancora dare — il nuovo numero nove del Bari.

Il gol al Casarano: anatomia di un bomber

Rivediamola, l'azione del 64'. Esposito e Celli combinano al limite dell'area e liberano Bianchi, entrato al 57': sinistro di prima sotto l'incrocio, Farroni battuto. È un gol che racchiude tutto il repertorio del centravanti moderno: lettura preventiva della giocata, movimento senza palla, freddezza nella conclusione. Farroni, che fino a quel momento era stato il migliore dei suoi, può solo guardare.

Non solo gol: il lavoro per la squadra

Chi si ferma al tabellino rischia di perdersi la metà più interessante della storia. Contro il Casarano, Bianchi ha vinto undici duelli individuali, ha offerto quattro sponde pulite per gli inserimenti dei centrocampisti e ha guidato il primo pressing con un'intensità che ha costretto la difesa avversaria a lanci lunghi per tutta la ripresa. È il classico centravanti che fa giocare bene anche chi gli sta intorno: Elia trova spazi perché i centrali sono preoccupati del nove, i quinti spingono perché sanno di trovare un riferimento in area. Nel 3-5-2 di Rastelli, costruito proprio attorno a un terminale offensivo di peso, Bianchi è il perno tattico prima ancora che il finalizzatore.

La fiducia del mister e dello spogliatoio

Rastelli lo ha detto chiaramente in conferenza: su di lui non ha mai avuto dubbi, nemmeno quando nelle prime uscite il gol non arrivava e qualcuno invocava Butic dal primo minuto. La gestione è stata da manuale: titolarità blindata, compiti chiari, protezione mediatica nei momenti difficili. E lo spogliatoio lo ha eletto da subito punto di riferimento: lo si vede nei festeggiamenti, con tutta la squadra a correre sotto la curva dopo il gol al Casarano, e lo si sente nelle parole dei compagni, che parlano di un leader silenzioso che trascina con l'esempio in allenamento.

Cosa manca per diventare imprescindibile

Il bicchiere mezzo vuoto? La produzione fuori casa e la continuità sotto porta. Finora una sola presenza e un gol: il bottino è perfetto, ma per puntare in alto servirà la stessa freddezza anche quando gli avversari inizieranno a marcarlo a uomo e a togliergli gli spazi. Il derby di Altamura sarà il primo vero esame in trasferta: su un campo caldo e contro una difesa fisica, servirà la versione migliore di Bianchi.

I numeri che impressionano

Dietro le sensazioni ci sono cifre concrete. Dietro le sensazioni c'è un dato concreto: un gol alla prima presenza, da subentrato, in una partita bloccata contro una difesa in dieci uomini. Il segnale più interessante riguarda però la squadra: con un centravanti di peso al centro dell'attacco, gli esterni trovano spazi e i centrocampisti hanno un riferimento su cui appoggiarsi. Non è solo un finalizzatore, è un catalizzatore di gioco offensivo. Arrivato dall'Empoli con l'etichetta di colpo di mercato, ha risposto subito presente: il margine di crescita resta ampio.

Il paragone con il passato (e perché è presto)

A Bari i paragoni volano subito: c'è chi rivede in lui la potenza dei grandi nove biancorossi del passato, chi sogna una stagione da venti gol. La saggezza consiglia prudenza — siamo alla terza giornata e il campionato è lungo — ma un paragone si può fare ed è quello caratteriale. Come i bomber che hanno fatto la storia del San Nicola, Bianchi non si nasconde nei momenti difficili: a Barletta, sotto di tre gol, è stato l'ultimo a smettere di lottare; contro il Casarano, dopo un primo tempo avaro di palloni, è rimasto dentro la partita fino al colpo vincente. Questa mentalità non si allena, ce l'hai o non ce l'hai. E lui ce l'ha.

Il sogno dei tifosi

Il San Nicola ha già trovato il suo nuovo idolo: il coro per Bianchi è partito già nel primo tempo contro il Casarano ed è esploso dopo il gol. In una piazza che ha sempre amato i centravanti di razza, quelli che lottano su ogni pallone e decidono le partite sporche, l'identikit è perfetto. Se le gambe e la testa resteranno quelle di queste prime settimane, il Bari ha trovato molto più di un goleador: ha trovato il simbolo del nuovo corso. E i simboli, a Bari, non si dimenticano facilmente.

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